Daytona and the Challenge of the Giants

Correvano, è proprio il caso di dire, gli anni sessanta ed il mondo dei motori viveva il suo momento più glorioso. Nel Pantheon dello sport i piloti erano divinità immortali. Le star del cinema frequentavano i paddock nel pre-gara e attori come Steve McQueen non nascondevano le loro attitudini di guida pilotando i bolidi del mondiale sport prototipi.

Le corse endurance erano al massimo del loro splendore e minacciavano di mettere nell’ombra il circus della Formula 1. Si trattava di corse interminabili e che mettevano alla prova vetture e piloti in una gara di resistenza. Le auto correvano inizialmente su circuiti stradali e la gente poteva ammirare queste supercar direttamente dalla strada. Leggendarie erano la Mille Miglia, il Tourist Trophy, la 1000 km del Nürburgring. Partecipavano al mondiale: vetture sport, gran turismo, prototipi e silhouette.

Tra le corse di questo genere, dopo la fine delle delle gare su circuiti stradali dovuta alla pericolosità, si affermarono le gare su 24 ore e tra tutte quella di Le Mans. Il fascino di questa corsa, particolarmente cara agli americani portò alla nascita nel 1966 di una analoga competizione negli USA, la 24 ore di Daytona.

Bene, in poco tempo questo nome ha creato il suo solco nella storia, e questo grazie ad una rivalità improvvisa e infuocata; un duello all’ultimo sangue tra due miti che si sfidavano per primeggiare nella categoria più prestigiosa, quella che incoronava la regina delle auto: la Gran Turismo. Chi sono questi protagonisti? Enzo Ferrari e Henry Ford II. Era nata la guerra tra Ferrari e Ford. Questo basta a dare l’idea dello scontro. Due giganti che si inseguivano nell’eterno desiderio di dominare definitivamente l’avversario. Come in una sfida tra due pesi massimi iniziarono a scambiarsi colpi pesantissimi.

La GT40, fresca creazione di Shelby, aggredì presto la vetusta Ferrari P3/4 dominando dal ’66 al ’69 la 24 di Le Mans. Ma immediata e devastante fu la reazione del Drake che dal suo cilindro fece uscire quella meravigliosa creazione che oggi batte tutti i record nelle aste di tutto il mondo: la GTO 250.

Ma non siamo qui a celebrare un vincitore. Come avviene sempre nello sport, le grandi rivalità restano nella memoria collettiva perché regalano grandi storie e riempiono i nostri ricordi con le immagini delle gesta dei campioni che ne sono stati protagonisti.

Gran premi più importanti

Targa Florio 1953-1977
Mille Miglia 1953-1957
Carrera Panamericana 1953-1954
24 Ore di Le Mans 1953-
24 Ore di Daytona 1966-
12 Ore di Sebring 1953-
12 Ore di Reims
Tourist Trophy
1000 km del Nürburgring 1953-
1000 km di Monza 1963-
1000 km di Spa 1963-
1000 km di Buenos Aires 1954-1972
1000 km di Fuji 1983-1988
200 miglia del Norisring 1984-1988
1000 km di Zeltweg 1966-1976

Case automibilistiche partecipanti

AbarthACAllardAlfa Romeo

Aston Martin

Austin-Healey

Bandini

Bizzarrini

BMW

Bottega

Chaparral Cars

Cisitalia

Courage

DB

Dyna-Veritas

Elva

Ermini

Ferrari

Ford

Frazer Nash

Gilco

Jaguar

LanciaLotusLolaMarch

Maserati

Mazda

Mercedes-Benz

Moretti

MG

Nardi-Danese

O.S.C.A.

Panhard

Porsche

Peugeot

Renault

Riley

Sauber

S.I.A.T.A

Stanga

Stanguellini

Toyota

Fonte Wikipedia

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The sixties was running, it’s appropriate to say, the motoring world was at its most glorious moment. In the Pantheon of the sport racing drivers were immortal gods. The movie stars frequented the paddock in the pre-race and actors like Steve McQueen did not hide their driving skills by driving the cars of the world sport prototypes.
The endurance races were in full bloom and threatened to overshadow the circus of Formula 1 racing. They were endless and very hard. The car ran initially on street circuits and people could see these supercars directly from the street. There Were the legendary Mille Miglia, the Tourist Trophy, the 1000 km Nürburgring. Participated in the World: sports cars, coaches, prototypes and silhouette.
Among the races of this kind, after the end of the races on street circuits due to the danger, there were the 24-hour races and among of all, Le Mans. The charm of this race led to the birth in 1966 of a similar competition in the USA, the 24 Hours of Daytona.
Well, in a short time this name has created its groove in the story, and this is due to a sudden and fiery rivalry; a duel to the death between two myths to excel in the most prestigious category, the one that crowned the queen of the car: the Gran Turismo. Who are these characters? Enzo Ferrari and Henry Ford II. It was born the war between Ferrari and Ford.  Two giants who were chasing the eternal desire to dominate the opponent permanently. As in a battle between two heavyweights, began exchanging heavy shots.
The GT40, fresh creation of Shelby, soon attacked the old Ferrari P3/4, dominating the 24 Hours of Le Mans. But the reaction was immediate and devastating. Drake let out its cylinder the wonderful creation which now breaks all records at auctions around the world: the 250 GTO.
But we are not here to celebrate a winner. As always happens in sports, the great rivalries remain in the collective memory because they offer great stories and fill our memories with pictures of the exploits of the samples that have been involved.

Ferrari 250 GT Berlinetta, birth of a myth

Ferrari 250 GT Berlinetta
Ferrari 250 GT Berlinetta

La “berlinetta” definisce un’auto priva dei posti posteriori o dotata di piccoli sedili di fortuna. Di solito definisce una vettura sportiva ma allo stesso tempo utilizzabile su strada, in ogni caso una vettura ad alte prestazioni. Presentata a Parigi nell’ottobre 1959, la Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto sintetizzò in sé la vera road racer. Con poche modifiche (candele più fredde, pneumatici da gara, roll-bar), la vettura era pronta a sfidare chiunque nella sua categoria.

Disegnata da Pininfarina e costruita in collaborazione con Scaglietti, è stata carrozzata in alluminio per la prima serie, anche se in seguito questo materiale è stato usato solo per le versioni da corsa. Con numerose vittorie al suo attivo, rimane una delle Ferrari più amate di sempre. La versione 1960 della 250 GT Berlinetta è stata progettata da Pininfarina e costruita alla Scaglietti di Modena. Le denominazioni “Passo Lungo” per l’interasse 2600 mm e “Passo Corto” per l’interasse 2400 mm, sono stati successivamente adottate per distinguere le due serie. Si trattava della prima Ferrari ad essere equipaggiata con freni a disco di serie.

Le versione da competizione comprendeva la carrozzeria in alluminio, gli interni alleggeriti ed il motore più potente. La versione “Lusso”, aveva di solito la carrozzeria in acciaio con le porte ed i cofani in alluminio. Nel 1961 le vetture “competizione” furono ulteriormente alleggerite e dotate di un propulsore ancora più potente. Lo scopo di questi cambiamenti era la sfida lanciata dalla Jaguar “E” Type.

Il motore, progettato da Gioachino Colombo era un V12 con singolo albero a camme in testa per bancata di cilindri, cilindrata 2953cc, alesaggio e corsa 73mm x 58,8 con lubrificazione a carter umido. Le candele d’accensione erano site all’esterno della “V” formata dalle bancate, era presente una batteria di tre carburatori doppio corpo Weber 38 DCN o 40 DCL/6. Dotato du due e bobine e due spinterogeni posteriori, il motore erogava da 220 a 280 CV secondo la configurazione.Il cambio è a quattro velocità più retromarcia.

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Motore Ferrari GT 250 Berlinetta

Il progetto di base cambiò pochissimo durante i tre anni di produzione, dal 1960 al 1962. Tuttavia, ci furono un certo numero di differenze nei dettagli che permettono di identificare il periodo di produzione relativo ad una specifica vettura.Nelle competizioni le berlinette trionfarono al Tour de France dal 1960 al 1962, al Tourist Trophy a Goodwood nel 1960 e nel 1961, a Le Mans nel 1960 e 1961 e nella 1000 Km del Nuerburgring del 1961 e 1962. Questi sono solo alcuni dei successi conquistati in un periodo in cui la GT250 dominava la sua categoria.

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The “berlinetta” defines a car without rear seats or just little seats. Usually defines a sport car but at the same time used on the road, in each case a high performance car.

Presented in Paris in October, 1959, the Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto synthesized a road racer. With a few modifications (candles colder, race tires, roll-bar), the car was ready to challenge anyone in its category.

Designed by Pininfarina and built in collaboration with Scaglietti was bodywork in aluminum for the first series, even if later this material has been used only for racing versions. With several victories to his credit, remains one of the most popular Ferrari ever.

The 1960 version of the 250 GT Berlinetta has been designed by Pininfarina and built by Scaglietti in Modena.
The designations “Passo Lungo” for the wheelbase 2600 mm and “Passo Corto” to the wheelbase of 2400 mm, were subsequently taken to distinguish between the two series. It was the first Ferrari to be fitted with disc brakes in the stock production.

The competition version included the aluminum bodywork, the interior lighter and more powerful engine. The ‘lusso’ version, has usually steel body with aluminum doors and bonnets.
For the 1961 season were further lightened and fitted with a more powerful engine. The purpose of these changes was the challenge of the Jaguar “E” Type.

The engine was designed by Gioachino Colombo V12 with a single overhead camshaft per bank of cylinders, displacement 2953cc, bore and stroke 58.8 x 73mm with wet sump lubrication. The spark plugs were situated outside of the “V” formed by the cylinder banks, there was a bank of three twin-choke Weber 38 DCN carburettors or 40 DCL / 6. The engine power was 220 to 280 hp. Four gear shift plus reverse.

The basic design changed not so mutch during the three years of production, from 1960 to 1962, however, there were a number of differences in the details that allow us to identify the period of production relative to a specific vehicle.

In competitions berlinetta triumphed at the Tour de France from 1960 to 1962, the Tourist Trophy at Goodwood in 1960 and in 1961, at Le Mans in 1960 and 1961, in the 1000 km of Nurburgring in 1961 and 1962. These are just some of the successes won in a period in which the GT250 ruled its class.

Le perle nel paniere di Bonhams in California ad Agosto

Assieme alla GTO postata in precedenza l’asta Bohnams (15 agosto 2014, Quail Lodge’s California) propone alcune tra le auto d’epoca più quotate attualmente. Tra tutte si nota la splendida Ferrari 312T4 del 1979 di Gilles Villeneuve vincitrice in Sud Africa quell’anno (1.1/1.5 mlm euro). Una vettura che testimonia (se ce ne fosse bisogno…) quanto è cambiata la Formula 1 di oggi e quanto si sia spersonalizzata con tutta quella elettronica e quel carbonio che assimilano le vetture più a degli aerei. Basta dare una rapida occhiata alle foto qui sotto per rendersi conto di ciò. Sticker adesivi fatti a mano che indicano pulsanti d’emergenza, i pedali incassati in fondo a un tunnel d’alluminio, il pedale del gas gigantesco come Gilles lo voleva per spingere sempre al massimo senza la paura che scappi via il piede. Quel cruscotto a lancette… L’anno seguente, il 1980, la Ferrari introdusse i motori Turbo e nel 1982 il grande Gilles volò in uno schianto a bordo della sua Ferrari 126 C2 durante le prove del GP del Belgio. Raggiunse così, a 32 anni, gli altri miti della Formula 1.

Una magnifica Cobra Shelby del 1963 che parte da una base di 960/1.1 mln di euro.

Una Mercedes Roadster SL300 del 1957 (base 850/1 mlm euro), un’altra Roadster SL300 del 1963 (1.4/1.6 mlm euro), più un splendida 300 SL ali di gabbiano del 1954.

Una Ferrari 275 GTB del 1966 (1.9/2.4 mlm euro), una Ferrari 246 GT del 1972 di un rosso granata bellissimo (210/240 mila euro), una GTS del 1973 (370/440 mila euro) e l’immancabile Ferrari 365GTS/4 DAYTONA (1.9/2.4 mlm euro).

http://www.bonhams.com

Together with the GTO posted earlier in the auction Bohnams (August 15, 2014, Quail Lodge’s California) offers some of the most classic cars currently listed. Among all you notice the stunning Ferrari 312T4 1979 Gilles Villeneuve winner in South Africa that year (1.1 / 1.5 mlm euro). A car that witnesses (if any were needed …) what has changed the Formula 1 today and how it is depersonalized with all the electronic and the carbon that assimilate more cars to airplanes. Just take a quick look at the pictures below to realize this. Sticker stickers handmade indicating emergency buttons, pedals collected in the bottom of a tunnel made ​​of aluminum, the gas pedal as giant Gilles wanted him to always push to the limit without the fear of running away your foot. That dashboard hands … The following year, 1980, Ferrari introduced the Turbo engines, and in 1982 the great Gilles flew in a crash aboard his Ferrari 126 C2 during practice for the Belgian Grand Prix. Reached so, at age 32, the other myths of Formula 1.

A magnificent 1963 Shelby Cobra that starts from a base of 960 / 1.1 million euro.

 

A Mercedes SL300 Roadster 1957 (based mlm EUR 850/1), another SL300 Roadster 1963 (1.4 / 1.6 mlm euro), plus a beautiful 300 SL gullwing 1954.

A 1966 Ferrari 275 GTB (1.9 / 2.4 mlm euro), a 1972 Ferrari 246 GT of a beautiful garnet red (210/240 thousand euro), a 1973 GTS (370/440 thousand euro) and the inevitable Ferrari 365GTS / 4 DAYTONA (1.9 / 2.4 mlm euro).

 

http://www.bonhams.com

Bonhams, ferragosto Rosso Fuoco. All’asta una Ferrari GTO 250 del 1962

Bonhams annuncia che dieci importanti Ferrari verranno vendute all’asta annuale di Quail Lodge sulla penisola di Monterey, in California, nel mese di agosto.

Certamente la vendita sarà ricordata a lungo per la presenza tra le vetture di una Ferrari 250 GTO Berlinetta tenuta tra le amorevoli cure della stessa famiglia per 49 anni dal 1965 al 2014.

La splendida 250 è il gioiello più ambito nel mondo delle auto d’epoca, una bellezza con cui si può mostrare la propria bravura in pista ma anche viaggiare comodamente seduti in compagnia.

L’auto in questione è la diciannovesima 250 GTO Berlinetta prodotta dalla casa di Maranello. Finita di costruire l’11 settembre 1962, è stata consegnata al pilota francese Jo Schlesser per essere guidata assieme al connazionale campione di sci Henri Oreiller nel Giro di Francia automobilistico del 1962. La coppia ha gareggiato per la vittoria ottenendo un onorevole secondo posto. La vettura è stata poi seriamente danneggiata in un incidente nel corso di una gara a Montlhéry, a sud di Parigi. Subito riparata dalla Ferrari in Italia, è stata venduta al pilota Paolo Colombo in tempo per la stagione 1963.

Al momento della ricomparsa di questa vettura, la seconda metà della produzione delle 250 GTO era ancora in pieno svolgimento a Maranello e nello stabilimento Scaglietti a Modena.

Nel 1965 l’auto termina la sua carriera “agonistica” e viene venduta ad un nuovo giovane proprietario che da allora la custodirà gelosamente. Egli ricorda: “…ho salvato la macchina dalla demolizione e di nascosto dai miei genitori l’ho guidata solo di notte, in modo che nessuno mi vedesse…”. I due, quasi come due “amanti”, hanno convissuto per quasi cinquant’anni tra esposizioni e gare storiche fino a che morte (del proprietario…) non li ha separati nel 2010.

Meglio collegarsi con Bonhams tra il 14 e il 15 di agosto, potrebbe essere un ferragosto rosso fuoco…

http://www.bonhams.com/press_release/16940/

Bonhams announces that ten major Ferrari will be auctioned annual Quail Lodge on the Monterey Peninsula, California, in August.

Certainly, the sale will be long remembered for the presence in the cars of the Ferrari 250 GTO Berlinetta held in the loving care of the same family for 49 years from 1965 to 2014.

The stunning 250 is the jewel of the most coveted in the world of classic cars, a beauty with which you can show off their skills on the track but also travel comfortably seated in the company.

The car in question is the nineteenth 250 GTO Berlinetta produced from the house of Maranello. Finished building the Sept. 11, 1962, was delivered to the French driver Jo Schlesser to be driven along with fellow ski champion Henri Oreiller in the Tour de France Automobile 1962 The pair has competed for the victory by getting an honorable second place. The car was then severely damaged in an accident during a race at Montlhery, south of Paris. Immediately repaired by Ferrari in Italy, was sold to the pilot Paolo Colombo in time for the 1963 season.

At the time of reappearance of this car, the second half of the production of the 250 GTO was still in full swing at Maranello and at the Scaglietti facility in Modena.

In 1965, the car ending his career “competitive” and is sold to a new owner that since the young guard jealously. He recalls: “… I saved from demolition machine and hidden from my parents I drove it only at night, so no one could see me …”. The two, almost like two “lovers” have lived together for almost fifty years between exposure and historic races until death (the owner …) is not separated them in 2010.

Better connect with Bonhams between 14 and 15 August, it could be a mid-August fire red …

 

 

Dino Ferrari 246GT battuta da Bonhams a 329 mila euro

E’ stata la necessità di un motore per la nuova Formula 2 che ha portato all’introduzione di una’ junior’ tra le Ferrari, la Dino 206GT, al Salone di Torino nel 1967. Coupé compatta, la Dino di Pininfarina, la prima a portare solo il nome Dino separatamente da quello Ferrari, è stata alimentata da un 2 litri V6 a quattro camme e un cambio a cinque velocità. 180 cavalli erano sufficienti a spingere la struttura leggera in alluminio a 228 km/h ma il costo elevato imposto per la sua costruzione in alluminio ha comunque ostacolato le vendite.

Una versione da 2,4 litri su un interasse più lungo – la 246GT – ha sostituito la Dino 206 alla fine del 1969. Il telaio era ormai in acciaio e il blocco cilindri in ghisa anziché in alluminio, ma la maggiore potenza del motore – 195 cavalli a 7.600 giri – era l’adeguata ricompensa per l’aumento di peso.

Quello che caratterizza veramente una macchina a motore centrale è la sua maneggevolezza e la frenata e la Dino non tradiva certamente le aspettative. Un’auto che suscitava a chi la guidava il pensiero che resta sempre un margine oltre il proprio limite e che non è il caso di andarlo a sondare…

Le prime Dino V6 furono subito automobili di riferimento. La linea ha avuto un immenso successo portando la produzione a 2.487 coupé GT e 1274 GT Spyder fino al momento in cui il modello è stato eliminato nel 1974.

Questa 246GT Spyder offerta in asta da Bonhams è stata venduta dal concessionario Ferrari a Milano. La vettura è stata consegnata finita in Argento metalizzato con interni in pelle nera, ed era equipaggiata con cerchi in lega Cromodora standard. Niente altro si sa della storia della Dino prima del 2012 quando è stata messa in vendita in Belgio e nello stesso anno ha partecipato all’evento Ferrari FF60 a Spa-Francorchamps. Unico vezzo, il montaggio recente di una moderna aria condizionata, lusso forse superfluo su una purosangue di codesta caratura…

http://www.bonhams.com/auctions/21906/lot/359/

E ‘was the need of an engine for the new Formula 2 which led to the introduction of a’ junior ‘between the Ferrari Dino 206GT, the Turin Motor Show in 1967 Coupé compact, the Dino Pininfarina, the first to carry only the name separately from the Ferrari Dino, was powered by a 2-liter four-cam V6 and a five-speed gearbox. 180 horses were enough to push the lightweight aluminum to 228 km / h but the high cost required for its aluminum construction, however, has hampered sales.

A 2.4-liter version on a longer wheelbase – the 246GT – has replaced the Dino 206 at the end of 1969 The chassis was now in steel and cast iron cylinder block instead of aluminum, but the increased engine power – 195 horsepower at 7,600 rpm – it was the proper reward for the weight gain.

What really characterizes a mid-engine car is its handling and braking and Dino certainly did not betray the expectations. A car that gave rise to those who drove the thought which is always a margin over their limit and that there is no need to go and explore …

The first Dino V6 cars were quickly reference. The line has been a huge success bringing the production to 2,487 GT coupes and 1,274 GT Spyder until the moment in which the model was eliminated in 1974.

This 246GT Spyder offered at auction by Bonhams was sold by the Ferrari dealership in Milan. The car was handed over in Silver metallic with black leather interior, and was equipped with alloy wheels Cromodora standard. Nothing else is known of the history of Dino before 2012 when it was put on sale in Belgium and in the same year he participated in the event FF60 Ferrari at Spa-Francorchamps. Only quirk, the recent installation of a modern air-conditioned luxury perhaps superfluous on a thoroughbred Of this caliber …

http://www.bonhams.com/auctions/21906/lot/359/

Ferrari 365 GTB4 “Daytona”. I suoi primi 40 anni

“E’ un purosangue duro, muscoloso, la Daytona.  E’ la perfetta estensione del suo conducente. Venderesti l’anima per lei…”. Car & Driver, Gennaio 1970.

Ogni Ferrari è, in misura maggiore o minore, un ‘punto di riferimento’, ma pochi modelli stradali di Maranello hanno catturato l’immaginazione dei ferraristi come la 365GTB4. Il nome ‘Daytona’ era ufficioso, conferito dalla stampa in onore della schiacciante vittoria della Ferrari in quella corsa nel 1967.

Rispondendo alla sfida di Lamborghini, Ferrari ha introdotto il suo primo motore V12 stradale con quattro alberi a camme in testa sula 275GTB4

e lo ha mantenuto per la Daytona. Il motore di quest’ultima però è stato notevolmente ampliato fino a 4400 cc in parte per compensare un aumento del peso della Daytona, ma soprattutto per garantire prestazioni in grado di battere la Miura. 

LamborghiniMiura

Uno degli innumerevoli capolavori di Pininfarina, una combinazione tra eleganza e aggressività, la prima Daytona aveva una caratteristica insolita: un pannello trasparente in plexiglass a tutta larghezza che copriva i fari, sostituito poi da luci pop-up ad azionamento elettrico verso la fine del 1970. Al momento della sua introduzione nel 1968, la Daytona è stata la produzione di serie più costosa mai realizzata dalla Ferrari e, con una velocità massima di oltre 270 km/h, anche l’auto di produzione più veloce al mondo. Le consegne sono iniziate nella seconda metà del 1969 e le Daytona sarebbero state realizzate per soli quattro anni. Solo nel 1992 con l’arrivo della 456GT la Ferrari avrebbe costruito qualcosa di simile (ma sicuramente non paragonabile alla Daytona).

Ferrari-456-GT-2

Oggi, circa 40 anni dopo che l’ultima Daytona ha lasciato la fabbrica a Maranello, la maggior parte degli esemplari sono passati per le mani di diversi proprietari. La vettura in questione però, che ha percorso 84299 km, è uno delle poche rimaste ancora con il proprietario originale. Con il telaio ‘17607 ‘ è uno degli ultimi esemplari prodotti. Indossa l’insolita combinazione nero/interni rossi, invertendo la combinazione rossa/interni neri che veste tante Daytona. Aria condizionata di serie.

Venduta all’inizio del 1974. Questo modello racconta una storia curiosa. Intorno al 1976 il proprietario decide che per una volta non serve mandare la Ferrari a fare il tagliando alla casa madre, ma si affida a un importatore Mercedes che si occupa solitamente di auto aziendali. Ciò si rivela un errore fatale e a seguito di una rettifica errata alla distribuzione, il motore subisce gravi danni al punto che dovrà essere sostituito a costi astronomici. Pochi anni dopo viene sostituito anche il cambio. Ciò non toglie che oggi l’esemplare è in ottimo stato e pronto ad abbracciare un nuovo (ricco) proprietario.

http://www.bonhams.com/auctions/21906/lot/368/

 

“It ‘a thoroughbred hard, muscled, the Daytona. E’ the perfect extension of his driver.’d Sell my soul for you …”. Car & Driver, January 1970.

Every Ferrari is, to a greater or lesser extent, a ‘point of reference’, but few road cars from Maranello have captured the imagination of the Ferrari as the 365GTB4. The name ‘Daytona’ was unofficial, conferred by the press in honor of Ferrari’s landslide victory in that race in 1967.

 

Responding to the challenge of Lamborghini, Ferrari introduced its first engine V12 road with four camshafts in the head sula 275GTB4

and maintained for the Daytona. The engine of the latter, however, has been greatly expanded to 4400 cc in part to compensate for an increase in the weight of the Daytona, but especially to ensure performance to beat the Miura.

One of the many masterpieces of Pininfarina, a combination of elegance and aggression, the first Daytona had an unusual feature: a transparent Plexiglas panel that covered the whole width of the headlights, then replaced by lights electrically operated pop-up towards the end of 1970 . upon its introduction in 1968, the Daytona was the most expensive series production ever made by Ferrari, and with a top speed of over 270 km / h, also the fastest production car in the world. Deliveries began in the second half of 1969 and the Daytona would have been made for only four years. Only in 1992 with the arrival of the Ferrari 456GT would build something similar (but definitely not comparable to the Daytona).

Today, some 40 years after the last Daytona left the factory in Maranello, most of the specimens have passed through the hands of several owners. The car in question, however, which has traveled 84299 km, it is one of the few remaining still with the original owner. With the chassis ‘17607’ is one of the last products. He wears the unusual combination black / red interior, reversing the combination red / Internal blacks who wears many Daytona. Air conditioning as standard.

This model sold at the beginning of 1974 tells a curious story. Around 1976, the owner decides that for once do not need to send the Ferrari to take the coupon to the parent company, but relies on a Mercedes importer that deals usually of company cars. This proves to be a fatal mistake and as a result of an adjustment to the wrong distribution, the engine suffers serious damage to the point that it must be replaced at astronomical costs. A few years later he also replaced the gearbox. This does not mean that today the specimen is in excellent condition and ready to embrace a new (rich) owner.

http://www.bonhams.com/auctions/21906/lot/368/

Ferrari 375 Plus. Nel cofano il motore che consacrò al mondo il mito Ferrari

La Ferrari 375 F1 è la vettura con cui la Scuderia Ferrari ha preso parte al Campionato mondiale di Formula 1 1951. Essa ha rappresentato la tappa finale dello sviluppo del V12 aspirato da 4 500 cm³ dopo la 275 F1 e la 340 F1.

La sua evoluzione fu infatti installata sulle 375 MM e dopo un ulteriore sviluppo, con la cilindrata passata da 4,5 L a 5 L, questo propulsore fu montato sulla 375 Plus.

A lei si deve la prima vittoria della Scuderia Ferrari in una gara valevole per il Campionato Mondiale di Formula 1 ad opera di Froilan Gonzalez nel Gran Premio di Gran Bretagna 1951.

La 375 Plus è stata un’autovettura da competizione prodotta dalla Ferrari nel 1954 in soli 8 (otto…) esemplari.

Il motore del modello derivava da quello progettato da Aurelio Lampredi per il Campionato mondiale di Formula Uno del 1951. Quest’ultimo propulsore era un V12 da 380 CV di potenza.

Il modello, carrozzato da Pininfarina, fu voluto da Enzo Ferrari per tentare di conquistare il Campionato del Mondo Sport Prototipi che vinse nel 1954. In questo Campionato la “375 Plus” si aggiudicò la 1000 km di Buenos Aires, la 24 Ore di Le Mans e la Carrera Panamericana.

Il motore (anteriore) era un V12 a 60º e la cilindrata totale 4954,34 cm³. La potenza massima erogata dal propulsore era di 330 CV a 6000 giri.
La distribuzione era formata da un singolo albero a camme in testa che comandava due valvole per cilindro. L’alimentazione era assicurata da tre carburatori di marca Weber e modello 46 DCF/3.

La trazione era posteriore. Il telaio era tubolare in acciaio. La velocità massima raggiunta dalla “375 Plus” era di 280 km/h.

 

La Ferrari Dino 308 GT4

La Dino 308 GT4 fu presentata al Salone di Parigi del 1973: era un modello 2+2 che andava a completare la gamma Dino, dove erano già presenti le due posti 206, 246 GT e GTS. Ai modelli 308 GT4 furono dati numeri di telaio pari, tipici delle Dino. Questa caratteristica rimase anche quando la produzione proseguì con la vera evoluzione delle 246 GT/GTS: la 308 GTB/GTS.

Prodotta per sette anni, fino al 1980, fu sostituita dal modello Mondial 8. Come per la Dino 246, i numeri della sigla si riferivano alla cilindrata totale del propulsore ed al numero dei cilindri, in questo caso tre litri e otto cilindri, mentre il “quattro” riguardava il numero dei posti disponibili. Fu il primo modello 2+2 a motore centrale e la prima vettura stradale di serie con motore V8.

Nel 1975 fu lanciato un modello riservato al mercato italiano: la 208 GT4, dotata di motore V8 da due litri a causa delle rigide norme fiscali italiane. Fu realizzata anche una versione per il mercato americano, distinguibile dai paraurti conformi alle norme USA e dalle luci laterali presenti sui parafanghi anteriori e posteriori.Stranamente le linee di questa macchina furono realizzate da Bertone e non da Pininfarina. Quando nel 1974 i modelli 246 GT/GTS uscirono di produzione, la Dino 308 GT4 fu l’unico modello rimasto nella gamma Dino. Furono realizzati un totale di 2826 esemplari di 308 GT4 e 840 di 208.

Nel design si potevano notare dei piacevoli dettagli come le prese d’aria a forma di boomerang sui montanti posteriori che delimitavano i finestrini. La linea generale era molto tesa e ben equilibrata.

Il motore V8 aveva una configurazione a 90 gradi, con doppi alberi a camme in testa per bancata comandati da una cinghia. La cilindrata totale era di 2926cc. La potenza dichiarata variava dai 255 cavalli delle prime vetture destinate al mercato europeo ai 205 cv delle macchine vendute negli Stati Uniti e dotate di convertitore catalitico. La versione da due litri riservata al mercato italiano aveva una potenza dichiarata di 180 cv.

Lamborghini: il toro compie 50 anni

Siamo in provincia di Ferrara, a Cento per la precisione. È il 1948: in quest’anno Ferruccio Lamborghini crea la Lamborghini Trattori a seguito dell’acquisto di uno stock di motori. Tuttavia il prestigio del marchio, per come lo conosciamo oggi, arriverà solo diversi anni dopo. La Automobili Ferruccio Lamborghini SpA, infatti, nascerà solo nel 1963 con uno stemma toro ad impreziosire i modelli. La scelta è stata dovuta al fatto che era il segno zodiacale del fondatore. Questa simbologia caratterizzerà praticamente tutta la storia della casa, dato che anche una buona parte di nomi dei modelli sono proprio di tori (Urraco, Espada, Jalpa, Murcielago, Gallardo, Reventón, tanto per citarne alcuni). La produzione ha inizio con la Lamborghini 350 GT, primo modello dell’azienda con sede a Sant’Agata Bolognes a cui dedichiamo una speciale carrellata di immagini come omaggio per i suoi splendidi 50 anni.

Realizzata in appena 416 esemplari e costruita tra il 1964 ed il 1968, questa gran turismo sportiva era nata con l’intento di competere con le Ferrari. Lo stesso settore automobilistico Lamborghini era nato quasi per ripicca dello stesso Ferruccio nei confronti di Enzo Ferrari: infatti Lamborghini aveva criticato il cambio ed il differenziale della Ferrari 250 GT che qui di seguito vediamo in due immagini.

“Che vuol saperne di macchine lei che guida trattori” era stata la risposta di Enzo, che fece arrabbiare Ferruccio spingendolo a costruire auto sportive pure lui e, nelle sue intenzioni, migliori delle Ferrari. Ao posteri l’ardua sentenza.
Nel prossimo post la Ferrari 250 GTO, l’auto valutata oltre 35 milioni di euro…

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